La droga del cannibalismo

L’ultima frontiera dello sballo? Addentare carne umana, ma possibilmente pulita e profumata.

Si tratta infatti di sali da bagno: hanno questa forma le nuove droghe dell’aggressività. Vengono venduti on line, mascherati sottdownload-2o questo nome, ma ai cristalli che sciogliamo nell’acqua della vasca non assomigliano per nulla e hanno un effetto tutt’altro che rilassante. Sono i catinoni e i cannabinoidi sintetici, molecole create in laboratorio, commercializzate su vari siti internet a pochi dollari e con tanto di bugiardino sulle dosi da assumere.
Hanno colori e forme diverse, si presentano sotto l’aspetto di capsule, polveri o cristalli, possono essere ingeriti, sniffati, fumati o assunti con iniezione o per via rettale, per un effetto più immediato. Qualcuno chiama i «bath salts», i sali da bagno dello sballo, la droga del cannibale, perché creano aggressività e deliri in chi ne fa uso. Infatti, in America e in alcuni paesi d’Europa, le smart drugs sono diventate un vero e proprio allarme sociale, anche perché le diverse legislazioni non permettono, per ora, un contrasto efficace ai traffici.
Queste ed altre sono le nuove sostanze psicoattive (Nsp), sintetiche con proprietà farmacologiche e tossicologiche molto pericolose per la salute dei consumatori.
Un problema che sta emergendo a livello internazionale. Le Nazioni Unite, l’International Narcotics Control Board e l’Unione Europea stanno dedicando grande attenzione alle nuove forme di sballo illegale, in grado di far aumentare pressione e battiti cardiaci, dare allucinazioni, agitazione, paranoia e frustrazione. Cannabinoidi sintetici spacciati per incensi, fenetilamine come l’amfetamina, le metamfetamine e l’Mdma, ketamina (anestetico per cavalli) che fa sentire estraniati dal proprio corpo, funghetti, antidepressivi e sedativi oppiacei usati impropriamente, droghe definite «dello stupro», perché incolori e inodori. Se vengono sciolte nel bicchiere non si riconoscono, hanno un rapido assorbimento, disinibiscono e creano amnesia nella vittima.
«Una delle principali difficoltà è che si fa fatica a identificare queste sostanze – dice il dottor Franco Aprà, presidente Simeu (Società Italiana Medicina Emergenza Urgenza) – e ciò complica il lavoro degli operatori di pronto soccorso. Sono droghe che passano indenni i controlli dell’antidoping, ma creano effetti disastrosi. Una risonanza al cervello di un giovane di 20 anni che prende per qualche mese la cosiddetta “droga del cannibale”, sembra quella di un uomo di 80».
Così per far fronte all’emergenza dal 2009, il Sistema Nazionale di Allerta Precoce per le droghe ha attivato un monitoraggio costante sulle Nsp. Si raccolgono segnalazioni da laboratori, pronti soccorso, dipartimenti di tossicologia forense, forze dell’ordine e centri antiveleno, si confrontano con l’Osservatorio europeo sulle droghe e le tossicodipendenze di Lisbona.
Il risultato?  Nel 2016 sono stati registrati: 360 nuove sostanze psicoattive e un numero imprecisato di cannibali in più.

Arrivano in Italia nuove sostanze psicoattive. Tra queste il fentanyl: la droga che ha ucciso Prince

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Fentanyl in soluzione iniettabile

Dopo la notizia dei sei medici calabresi denunciati per prescrizione impropria di preparati a base di fentanyl a tossicodipendenti da eroina, l’Italia deve accettare il fatto che questa NPS (Nuova Sostanza Psicoattiva) sia sbarcata sulle sue coste. E che possa essere una minaccia per tutti, non solo per i cantanti famosi.

Il fentanyl è solo una delle nuove droghe disponibili nel nostro Paese. La Relazione europea sulla droga 2016, infatti, mette in evidenza la disponibilità di ben 98 nuove sostanze, il che porta a oltre 560 il numero totale delle droghe ora sotto monitoraggio.

Nella grande azienda dell’illecito il ‘settore Ricerca e Sviluppo’ non conosce crisi. L’innovazione continua è una delle poche regole che vengono tassativamente rispettate. Per eludere i controlli, la composizione chimica della droga cambia continuamente, in modo da riportarla appena al di fuori della legislazione, nell’area grigia tra ciò è considerato illegale e ciò che ancora non lo è.

Laura D’Arrigo, presidente del consiglio di amministrazione dell’EMCDDA (European Monitoring Centre for Drugs and Drug Addiction), segnala che “nuove minacce continuano ad emergere, in particolare per quanto riguarda lo sviluppo delle droghe sintetiche”.  Tra le nuove arrivate ci sono la flakka, il fentanyl, l’ethylphenidate, le spice drugs e la burundanga. E infine la già nota PMMA, meglio conosciuta col nome di Dr. Death: una vera e propria sostanza killer.

Come si può arginarne la diffusione sul mercato nero?

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burundanga

“Di certo non sarà un approccio deterrente e moralistico a disincentivarne il consumo. Ma un’informazione laica e documentata potrebbe aiutare”. Di questo è convinto Massimo Lorenzani, coordinatore del Lab57, Laboratorio Antiproibizionista di Bologna.

“Da anni offriamo un servizio di drug-checking o ‘analisi delle sostanze’. Si tratta di un test colorimetrico che, grazie all’utilizzo di alcuni reagenti, come il Marquis, il Mandelin e il Macke, permette di sapere come è stata ‘tagliata’ la droga e di rilevare le, spesso letali, NPS. In questo modo possiamo informare le persone in tempo reale, ad esempio durante rave party o street parade”.

L’analisi delle sostanze, quindi, potrebbe aiutare ad arginare la diffusione delle nuove droghe. In Italia, però, è tutt’ora considerata illegale, ostacolata dalle autorità e surclassata da costosissime campagne di proibizione.

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fentanyl 

Ma la proibizione, da sola, sembra non bastare. Come semplicizza (forse troppo) Mark Twain: “Adamo era solo un essere umano, e questo spiega tutto. Non voleva la mela per amore della mela. La voleva perché era proibita. Lo sbaglio di Dio fu quello di non proibirgli il serpente. Perché allora avrebbe mangiato quello”.

 

NPS (Nuova Sostanza Psicoattive) Cos’è? Effetti
Flakka È una droga stimolante, ‘cugina’ delle anfetamine. I cristalli di Flakka, di colore bianco o rosa, possono essere mangiati, sniffati, iniettati oppure fumati con una sigaretta elettronica Iperstimolazione estrema, paranoia, allucinazioni. In caso di “delirio eccitato”, una sindrome dovuta al sovradosaggio di Flakka si sono verificati episodi di aggressioni violente e di autolesionismo
Fentanyl Oppioide sintetico appartenente alla classe delle Fenilpiperidine, 100 volte più potente della morfina. Viene venduto sotto forma di polvere bianca o beige Gli effetti sono simili a quelli degli altri oppiacei: analgesia, sonnolenza, cambiamenti dell’umore (euforia, sedazione, letargia e apatia) e obnubilazione mentale
Ethylphenidate Alternativa economica alla cocaina, viene venduto sotto forma di polvere bianca. Effetto euroforigeno e psicostimolante. L’uso per via iniettiva aumenta la diffusione di infezioni e malattie ematiche.
PMMA, meglio conosciuta col nome di Dr. Death, oppure di pillola di Superman Venduta sotto forma di pastiglie rosa con stampigliato il logo di Superman. È simile all’ecstasy È euforizzante, favorisce la socializzazione e aumenta la disinibizione, esattamente come l’ecstasy. Al contrario di quest’ultima, però, è a rilascio graduale: agisce con uno scoppio ritardato di due ore, un intervallo di tempo che può spingere i consumatori meno attenti ad aumentare la dose, con risultati devastanti per la salute.
Spice drugs Cannabinoidi sintetici. Hanno in comune con la marijuana solo l’aspetto esteriore. La base vegetale tritata che ricorda le infiorescenze della cannabis, infatti, viene successivamente irrorata di composti chimici. Incredibilmente più potente della marijuana, ha come effetti l’aumento del battito cardiaco, la xerostomia e una alterazione della percezione e dell’umore, con conseguenti stati confusionali.
Burundanga o “respiro del diavolo”. Il nome chimico è Scopolamina. È un farmaco alcaloide allucinogeno ottenuto da piante della famiglia delle Solanaceae Totale eliminazione della forza di volontà, sonnolenza, tachicardia. L’overdose può causare delirio, allucinazione, paralisi, stato stuporoso, perdita di coscienza e morte.
     

 

 

LO SBAGLIO DI DIO

Lunedì 25 luglio approda alla Camera dei Deputati la proposta di legge che ha l’obiettivo di legalizzare la cannabis e i suoi derivati nel nostro paese

 

“Un’implicazione importante e un’efficace politica di riduzione del danno è la legalizzazione di tutte le sostanze” scrive Don Andrea Gallo nel Cantico dei drogati. E prosegue: “A sentire questo molti tromboni cominciano a sbuffare e in tono scandalizzato si sussurrano l’uno nell’orecchio dell’altro: ‘Ma allora qui si vuole un società di drogati’. Stupidaggini. Legalizzare le droghe vuol dire, prima di tutto, darsi nuove regole”.

Un’affermazione forte, una presa di posizione netta su un tema controverso il cui dibattito divide l’opinione pubblica da anni. Si tratta, in effetti, di un problema complesso, con implicazioni sociali, politiche, economiche, sanitarie, culturali e amministrative, a proposito del quale non sempre è facile schierarsi in maniera univoca. Per essere nella condizione di poter operare una scelta ragionata sarebbe necessario soppesare tutti i ‘pro’ e i ‘contro’, tutte le possibili conseguenze. Conseguenze che, per loro natura, possono essere visibili solo a scelte fatte.

Ed ecco che ci ritroviamo nel mondo fuggevole delle ipotesi e delle previsioni, dove possiamo divertirci a generare una miriade di conseguenze, che però saranno sempre solo ‘possibili’ o, nella migliore delle ipotesi, ‘plausibili’. Un mondo ben distante dalla realtà dove, invece, non abbiamo il coraggio di cambiare nulla. Non ci sentiamo pronti a scegliere qualcosa di alternativo solo per vederne le conseguenze. È quasi obsoleto ricordare quanto siamo terrorizzati dai cambiamenti, e quanto invece apprezziamo la quotidianità delle azioni ripetute e dei copioni imparati a memoria. Certo è, come diceva il famoso scrittore Warren G. Bennis, che “se continui a fare quello che hai sempre fatto, continuerai ad ottenere ciò che hai sempre avuto”.

E, in effetti, è esattamente quello che è successo. Centocinquant’anni di ‘guerra mondiale alla droga’ senza risparmio di mezzi non hanno fatto altro che dimostrare che questa tattica non funziona.

A sottolineare la situazione di stallo in cui si trova la legislazione delle sostanze e la necessità di un cambiamento, si ricorda la convocazione, con tre anni di anticipo (si sarebbe dovuta svolgere nel 2019), della tradizionale Assemblea Generale delle Nazioni Unite Speciale sulle droghe (UNGASS). Dalla discussione, svoltasi dal 19 al 26 aprile a New York, si evince principalmente un bisogno di innovazione: non è più possibile che gli organismi di governo mondiale continuino ad applicare le solite politiche antidroga, conducendo il business ‘as usual’. Non si possono ignorare le innovazioni in corso in alcuni paesi del mondo, e da qui la necessità di un “full and honest debate”, invocato più volte dal Segretario Generale Ban Ki Moon durante l’Assemblea.

In effetti, negli ultimi anni, la legislazione che regola il possesso, l’utilizzo e la coltivazione della cannabis è cambiata in alcune aree del mondo. Nel dicembre del 2013 l’Uruguay è diventato il primo stato nazionale ad aver pienamente legalizzato la canapa, seguendo l’esempio di due stati americani (Colorado e Washington) che autonomamente, rispetto alle direttive federali, avevano liberalizzato l’uso della marijuana anche a scopo ricreativo. In Europa la cannabis continua ad essere considerata illegale in Germania, Francia, Italia, Regno Unito, Irlanda, Grecia e Finlandia. L’Olanda per ora resta l’unico paese dell’Unione Europea ad averne depenalizzato il consumo, il possesso, la vendita e la coltivazione: si può acquistare presso gestori autorizzati e controllati dallo Stato (i.e. Coffee Shop) e può essere coltivata per uso personale. In Spagna, invece, la questione è assai più controversa: da una parte è considerato illegale possedere marijuana e farne uso in luoghi pubblici, dall’altra parte è legale coltivarla e fumarla all’interno delle mura domestiche. In Portogallo invece, ne è stato depenalizzato l’utilizzo (come per ogni altro genere di droga, provvedimento del 2001) ma, si continua a procedere con l’arresto o l’invio a centri di riabilitazione nel caso si venga trovati in possesso di tale sostanza. La Svizzera, infine, ne ha depenalizzato il possesso e la coltivazione, ma continua a considerare illegale la vendita e l’utilizzo.images (1)

L’evidente schizofrenia delle regolamentazioni mostra come l’ostacolo principale alla legalizzazione di questa droga non sia tanto la droga in sé quanto il fatto di averla precedentemente proibita. Sono infatti ormai innegabili gli usi terapeutici del delta-9-tetraidrocannabinolo (THC), uno dei più noti principi attivi della canapa, per la cura del dolore, delle convulsioni e delle spasticità muscolari. Di recente, inoltre, la scoperta di due tipi di recettori dei cannabinoidi, il CB1 e il CB2, ha portato allo sviluppo di nuove tecniche terapeutiche.

La proibizione di una sostanza, però, apre uno scenario ben diverso dall’analisi scientifica e razionale dei suoi effetti; rimanda ad un’idea morale e familiare di protezione. Il legislatore-padre proibisce la droga ai cittadini-figli, e lo fa ‘per il loro bene’.  Come se loro, troppo piccoli, ignoranti e sprovveduti, non fossero in grado di andare oltre al piacere immediato generato dalla sostanza e dovessero per questo essere protetti dalle condotte dannose per loro stessi. Una norma decisamente paternalistica se consideriamo che non siamo disposti a permettere allo Stato di intromettersi tra noi e i nostri piatti, le nostre sigarette o i nostri bicchieri di vino.  Eppure sappiamo benissimo che una cattiva alimentazione, una vita sedentaria, il fumo di tabacco, l’alcol e i troppi caffè nuocciono alla nostra salute.

Questo perché, come sostenuto da Peter Cohen in un recente intervento al convegno “Droghe, ripartiamo da Genova”: “la salute non è un argomento. Non lo è mai stato. Lo è il diritto umano ad esporsi a potenziali effetti positivi, così come è nostro diritto poterci esporre ai pericoli. Lo Stato non può obbligare nessuno a massimizzare la propria salute, come non può convincerlo a considerare la propria salute più importante della felicità o dell’ambizione”.

Ma togliamo di mezzo qualunque dubbio. Assumere droghe, che si tratti di the, eroina, caffè, alcol, marijuana, tabacco, cocaina o ecstasy, fa male. E togliamo di mezzo anche un altro equivoco: non ci sono scusanti, sarebbe sempre meglio non farlo. Eppure, nella condizione in cui si trova la legislazione italiana, è molto difficile distinguere tra i danni dovuti all’abuso di sostanze e quelli che sono stati invece provocati dalla stessa proibizione, dalla ‘war on drugs’.

Oltre all’ormai nota ‘bulimia carceraria’ degli ultimi anni, che ha portato più di 20.000 persone (dati West, 30 giugno 2016) ad essere condannate e detenute per reati minori legati alla droga, si registra una autentica persecuzione di massa se si pensa che alla maggior parte di queste persone è stata appiccicata addosso l’etichetta di ‘drogato’. Questo stigma di fatto impedisce il reintegro nella società con una occupazione legale (chi vorrebbe assumere un drogato?) e porta all’emarginazione di questi soggetti, incapaci di essere accolti da nessun’altro mondo se non da quello della droga, dal quale sono appena usciti.  Senza contare sono molti i consumatori che commettono crimini per poter disporre del denaro necessario per acquistare la sostanza. Si potrebbe dire che la proibizione, mantenendo alto il prezzo degli stupefacenti, dissuada dall’uso (W. Hall e M. Lynskey, 2016). Per contro, è proprio l’illegalità di tale commercio che, facendone aumentare il prezzo, potrebbe indurre qualche consumatore a dedicarsi al furto o allo spaccio per poter disporre del denaro.  E non si tratta solo di piccola criminalità. Purtroppo dal parere inviato il 1 luglio dalla Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo alle Commissioni giustizia e affari sociali della Camera dei deputati si evince che “il traffico illegale di stupefacenti – compreso quello della cannabis – alimenta e moltiplica le risorse finanziarie delle organizzazioni di tipo mafioso (nazionali e non) e dunque, fra l’altro, la loro capacità di produzione della cannabis”.

È dunque la droga o la proibizione di essa a essere criminogena? La questione è molto delicata e l’osservazione statistica in questo campo è del tutto inutile, visto che ‘droga’ e ‘criminalità’ sono due variabili correlate (rilevabili in concomitanza), ma tra cui è impossibile dimostrare un rapporto di causa-effetto.images (2)

Inoltre, connaturate al contesto di illegalità, pratiche di adulterazione e degenerazione della qualità delle sostanze sono all’ordine del giorno. Si tratta di prassi economicamente proficue sia perché permettono ‘tagli’ delle sostanze vantaggiosi per il pusher, sia perché aiutano a eludere i controlli riportando la composizione chimica appena al di fuori della legislazione.

Ma una delle argomentazioni più utilizzate per giustificare la reticenza nei confronti della legalizzazione resta il rischio della ‘gateway hypothesis’, ovvero del passaggio alle droghe pesanti.  Formulata nel 1955, in un’audizione al senato da Harry Anslinger questa ipotesi vede nelle droghe leggere (come la cannabis) una porta capace di condurre verso le droghe pesanti. Anche ammettendo la distinzione (molti studi dissentono a questo proposito, i.e. Amato e Davoli, 2014), non esistono basi scientifiche a supporto di questa ipotesi (MacCoun, Reuter, 2001). Quindi, lungi dall’essere effettivamente indotto dall’uso di marijuana, l’effetto gateway potrebbe piuttosto essere favorito dal regime di illegalità che caratterizza la cannabis e quindi dalla sua compresenza, sul mercato illegale, con sostanze ben più pericolose.

Ci troviamo quindi all’interno di uno scenario complesso, in cui non è possibile operare delle scelte facendo ricorso esclusivamente alle cosiddette scienze esatte. Eppure oggi assistiamo alla continua discesa in campo di scienziati, farmacologi, psichiatri, tossicologi e altri esperti in materia che pretendono di dettare legge. Tutti incapaci di rendersi conto che, come sostiene lo psichiatra Giovanni Jervis, “per l’ideologia dominante, la ‘droga’ non è affatto riducibile a un insieme di sostanze chimiche: è piuttosto un virus, un’infezione contagiosa; anzi, più che questo, una possessione. Di fatto, il concetto di possessione demoniaca nell’occidente cristiano costituisce il precedente storico più significativo dell’attuale ideologia sulla dipendenza. La possessione era identificata come uno stato psichico a cui veniva attribuita la capacità di espropriare totalmente la volontà del soggetto”.

Senza contare che la droga non è mai solamente la droga, ma l’interazione della sua composizione chimica con la ‘chimica’ del consumatore e con il contesto culturale di consumo. Le droghe, infatti, sono dei quasi-veleni. La questione è cercare di evidenziare in quali circostanze individuali, sociali e con che dosaggi esse possano diventare socialmente pericolose o fisicamente letali, esattamente come veleni.

La difficile scelta sulla legalizzazione quindi, non può esimersi dal considerare questi argomenti e la speranza è che la discussione della proposta di legge italiana prevista a partire dal 25 luglio alla camera ne tenga conto.download

E speriamo in una scelta sensata. Perché di errori, come semplicizza (forse troppo) Mark Twain, ne sono già stati fatti fin troppi in passato. “Adamo era solo un essere umano, e questo spiega tutto. Non voleva la mela per amore della mela. La voleva perché era proibita. Lo sbaglio di Dio fu quello di non proibirgli il serpente. Perché allora avrebbe mangiato quello”.

 

 

 

 

 

La nuova droga dei rave party: il cacao

Migliora la funzione cognitiva, la pressione sanguigna e il profilo metabolico, o almeno così dice la scienza, ma non è un farmaco. Stimola il cervello e garantisce tonnellate di energia anche quando si è stanchi, ma non è una droga. O forse sì? Si può bere, mangiare e perfino sniffare e il suo consumo è in aumento in certi rave party che hanno luogo di mattina in molte capitali europee e non solo. La sostanza che moltiplica il divertimento e amplifica il benessere legato al ballo e allo stare insieme è quanto di più innocuo si possa immaginare: la consumano in grandi quantità anche i nostri figli, dalla colazione alla cena.

È il cacao il nuovo carburante virtuoso dei party che non finiscono mai.

Cocktail di sostanze, manca solo l’alcol
Il cacao sprigiona il massimo delle proprie virtù da crudo: le sostanze che contiene costituiscono un cocktail i cui effetti non sono quelli di alterare lo stato di coscienza, come le pasticche, gli acidi e in parte anche l’alcol. Con il suo consumo si resta pienamente padroni di se stessi ma con una serie di sensazioni positive che consentono di godere appieno dell’esperienza che si sta vivendo.

Il magnesio per esempio, aiuta a produrre energia, corrobora i muscoli e fortifica le ossa. Il ferro agevola il trasporto dell’ossigeno all’interno del corpo. La feniletilamina alza il tono dell’umore ed è forse la principale responsabile di quell’effetto “dipendenza” che molti consumatori di cioccolato sperimentano. E poi ci sono i flavonoli che abbassano la pressione, migliorano la funzione vascolare e hanno effetti antiossidanti.

Conscious clubbing

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Ma perché invece di bere birra chi va a ballare dovrebbe sgranocchire cioccolato fondente? Il movimento è partito 3 o 4 anni fa in Gran Bretagna, con realtà come Morning Gloryville, che organizza rave mattutini ormai in mezza Europa, Roma inclusa, ma anche in Canada, Giappone e Australia.

Il suo ideatore, Marten Andersson, spiega che per rimorchiare ed essere il re o la regina della pista da ballo rimpinzandosi di alcol basta un dilettante, è da sobri che la sfida ritrova il suo sapore. E Lucid, che una domenica al mese a Berlino organizza eventi mattutini a base di ballo scatenato, frullati e cioccolato.

Amplificare il divertimento
Ruby May, una delle organizzatrici di Lucid, intervistata dal sitoOzy, sostiene che il cacao, lungi dall’obnubilare i sensi, come fanno alcol e droghe, “amplifica” l’esperienza che si sta vivendo.

La sferzata di energia che garantisce e tutti i benefici dovuti ai suoi preziosi ingredienti metterebbero insomma il cacao in cima alla lista delle droghe buone, che favoriscono il divertimento senza lasciare i tristi sintomi dell’hangover il giorno dopo. Del resto l’idea di andare a ballare alle 7 di mattina prima di entrare in ufficio, come invitano a fare i party oranizzati da Morning Gloryville, rappresenta di per sé un cambio di paradigma piuttosto marcato. E chi non ha voglia di ballare può fare yoga, ginnastica dolce, massaggi.

Più che un modo per concludere una giornata stressante di lavoro cercando di dimenticare i propri guai, qui si tratta di cominciare bene una giornata di lavoro potenzialmente faticosa, con un atteggiamento positivo e una bella carica energetica/rilassante/antistress.

Questione di naso

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E per dare a ciò che è innocuo un tocco trasgressivo c’è perfino chi ha inventano un dispostivo che consente di sniffarne la polvere. E’ il chocolatier belga Dominique Persoone, che assicura si tratti di una pratica tanto soddisfacente per i sensi quanto innocua per la salute. Per apprezzarlo al meglio però il cioccolato non va sniffato da solo, sarebbe troppo secco e poco soddisfacente, dice Persoone, e darebbe poche sensazioni. Meglio mischiarlo con altri ingredienti che lo esaltino. Lui ci ha messo di tutto, dal bacon all’erba, ma i migliori sono menta e zenzero che aggiungono un piacevole pizzicorino senza arrivare agli eccessi del peperoncino: “Ho provato ad aggiungerlo al mix ma è stata una pessima idea”.

Basta crederci

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Quello inventato da Persoone è però più lo strumento adatto a un rito per fanatici del cioccolato che non un sistema di assunzione pensato per amplificare gli effetti positivi degli ingredienti di base del cacao.

Che poi, diciamolo, sono presenti comunque in quantità talmente minime da rendere improbabile un vero sballo.

Quello che aiuta i ballerini del mattino a sprigionare il massimo dell’energia è probabilmente più un mix di sobrietà (che ha un potente effetto energizzante), ora del giorno (la mattina si hanno naturalmente più energie che alla sera tardi e alla notte) ed effetto placebo, che non agisce solo con i farmaci ma anche con i cibi. Comunque sia, come dice Woody Allen, basta che funzioni.

ARRESTATO A PALERMO: FIDELIZZAVA I CLIENTI AGGIUNGENDO UN PIZZICO DI OPPIO AI SUOI PIATTI.

L’attività illegale del ristoratore cinese è venuta alla luce dopo che un cliente è stato fermato durante un controllo anti-stupefacenti di routine. Il ragazzo, il ventiseienne Liu Juyou, alla guida della sua auto, è stato trovato positivo ad un test dell’urina ed arrestato.

L’incredulità del ragazzo sembrava una mossa strategica, e nessuno gli ha creduto quando con occhi sgranati chiedeva “Cos’è che avrei assunto?”. “Oppio. Come puoi non saperlo?” Liu non è riuscito a convincere la polizia di non aver mai fatto uso di droga, e dopo il fermo è stato condotto al Carcere dell’Ucciardone, istituto penitenziario nel centro storico di Palermo.

Ma la sua famiglia non si è arresa. Convinti dell’innocenza del figlio i due anziani coniugi Juyou si sono messi ad indagare sulle cause di quell’incredibile positività alla droga. Dopo solo due settimane di intense ricerche, sono risaliti al ristorante del loro compatriota, e hanno deciso di concedersi una romantica cenetta.

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Una volta usciti, con la pancia piena, sono andati dritti in ospedale, dove i loro dubbi sono stati confermati da un’urino-cultura. Con le analisi in mano, sono tornati alla polizia, che ha finalmente aperto un’indagine più accurata sulle pratiche del ristorante.

C.C., giovane ristoratore cinese, interrogato per ore dalla polizia, avrebbe ammesso di aver comprato due chili di semi di papavero oppiaceo per l’equivalente di 70 euro, e di utilizzarli quotidianamente per condire i suoi piatti. I suoi noodles erano apprezzati e ricercati, e convincevano anche i clienti più scettici a ritornare nel locale. Il loro gusto stratosferico era dovuto essenzialmente all’ingrediente segreto: una spolverata di oppio.

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Sfortunatamente per Liu, però, l’accertata colpevolezza del ristoratore non ha sortito grandi vantaggi: la sanzione per guida sotto effetto di stupefacenti gli è stata comunque comminata perché il giudice ha ritenuto non rilevante il fatto che lui avesse assunto la droga non intenzionalmente.

 

L’LSD: il Bosone di Higgs per le Neuroscienze

Lo studio dell’impatto dell’LSD sul cervello umano sarebbe in grado di spiegare alcuni degli aspetti fondanti del fenomeno biologico della coscienza e aprirebbe la strada a nuove terapie per la cura della depressione e delle dipendenze. “Si tratta di una scoperta epocale nel campo delle Neuroscienze” afferma David Nutt, neuropsicofarmacologo dell’Imperial College di Londra. “Stiamo finalmente per svelare i meccanismi cerebrali che permetteranno non solo di guarire da molti disturbi psichiatrici, ma anche di comprendere la coscienza stessa. E l’abbiamo fatto grazie ad una droga illegale. È un passo avanti che corrisponde a quella che è stata, per la Fisica, la scoperta del Bosone di Higgs”.

Nello studio, pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS), gli scienziati hanno rivelato quello che accade al nostro cervello sotto l’effetto dell’acido lisergico, sostanza psichedelica meglio nota con il nome di LSD.

Il dottor. Nutt, aiutato dal collega Robin Carhart-Harris e dal suo team di ricercatori, ha invitato 20 volontari, fisicamente e mentalmente sani, a presentarsi presso la clinica di Cardiff per due giorni di seguito. Il primo giorno avrebbero ricevuto un’iniezione di 75mcg di LSD, il secondo giorno, invece, sarebbe stato somministrato loro un placebo. E così è stato. I volontari sono stati selezionati e, utilizzando due diverse tecniche di imaging cerebrale (risonanza magnetica funzionale e magnetoencefalografia), gli scienziati hanno misurato il flusso di sangue attraverso le diverse aree del cervello, le connessioni funzionali tra reti neurali, e le onde cerebrali, sia sotto l’effetto della droga sia il giorno seguente.

Il confronto tra le immagini così ottenute ha rilevato che la somministrazione di LSD genera un’ondata di cambiamenti nella connettività cerebrale. Il cervello diventa più “integrato e unificato”, e la separazione tra le diverse funzioni del cervello (ad esempio visione, movimento e udito) sembra dissolversi.

Nella vita quotidiana, infatti, per facilitare le nostre azioni, l’attività cerebrale si differenzia naturalmente in reti neurali distinte, ciascuna responsabile di una particolare funzione cognitiva: c’è quella deputata alla risoluzione dei problemi, quella che si occupa dell’attenzione, quella che permette di integrare la nostra esperienza, ordinandola cronologicamente in passato, presente e futuro e così via. L’LSD è in grado di ridurre le connessioni tra i neuroni interni a ciascuna rete, aumentando al contempo le relazioni tra le reti stesse. In particolare, la corteccia visiva aumenta la sua comunicazione con le altre aree del cervello, cosa che permette di spiegare le allucinazioni vivide e complesse vissute sotto l’effetto della droga e i numerosi fenomeni sinestesici come ‘gustare gli odori’ o ‘sentire le immagini’. A ciò si accompagna una parziale perdita di identità personale, chiamata “ego dissoluzione”. I volontari hanno quindi sperimentato una minore coscienza di sé e, contemporaneamente, un sentimento di profonda connessione con gli altri ed il mondo intero.2378.jpg

“Abbiamo visto che molte altre aree del cervello, oltre a quelle normalmente deputate a ciò, contribuivano all’elaborazione visiva sotto l’effetto dell’LSD. Come se i volontari potessero effettivamente vedere ad occhi chiusi: una manifestazione onirica che può essere facilmente messa in collegamento con l’esperienza cosciente, che prevede la capacità di osservare la propria mente, di guardarsi dall’esterno” afferma Carhart-Harris. A questo aggiunge che “questo fenomeno, potrebbe rivelarsi utile nella messa a punto di terapie innovative per la cura della depressione e delle dipendenze. ”

Negli anni 1950 e 1960, infatti, erano stati intrapresi studi su soggetti che assumevano LSD per la cura dell’alcolismo e, nel 2012, un’indagine sugli stessi individui ha suggerito che l’acido lisergico abbia contribuito al ridurre la loro tendenza a bere.

Tuttavia, la sua adozione come droga e la sua influenza sulla cultura giovanile, l’ha portato ad esso essere bandito nel 1967, sia nel Regno Unito che negli Usa. Le limitazioni variano a seconda del paese ma, generalmente, l’idea diffusa che l’LSD non abbia nessun valore terapeutico, ha fortemente scoraggiato gli studi successivi.

A tutt’oggi, le convenzioni delle Nazioni Unite e le leggi nazionali non consentono la ricerca accademica su droghe illegali come l’LSD.

Il gruppo di ricercatori di David Nutt ha impiegato ben nove mesi per ottenere l’approvazione del Comitato Etico per il Lavoro del Regno Unito e la ricerca si è resa possibile solo grazie ai finanziamenti di enti privati, come la Fondazione Safra, una fondazione filantropica con sede a Ginevra, e la Fondazione Beckley, un ente di beneficenza la cui sede è situata vicino a Oxford e che promuove riforme politiche per l’uso degli stupefacenti in campo medico.

Viste le scoperte degli ultimi giorni, gli scienziati si augurano di poter continuare i loro studi più liberamente, e che questo possa aprire la strada all’utilizzo di prodotti chimici derivati dall’LSD per il trattamento dei disturbi psichiatrici.

Le magie delle droghe illegali…

I pendolari dell’eroina

I pendolari dell’eroina scendono dal treno alla stazione Ceriano-Groane. Il male di vivere glielo si legge in faccia. Hanno occhiaie e visi scavati. Camminano sicuri, non si guardano attorno. Puntano il bosco. Il primo pusher li aspetta al fondo della banchina. Prende gli ordini e sparisce nella vegetazione. Pochi minuti e torna con la droga. Smercia dosi avvolte in palline di carta argentata. I tossici non si nascondono: il buco avviene alla luce del tiepido sole mattutino. Il treno dello spaccio parte dal binario quattro dalla stazione di Seregno. E’ quello che ha scoperto la guardia di finanza brianzola. Che poi scoprire…ormai lo sanno tutti che il parco di Groane è il supermarket della droga. Tre mila ettari di verde deputati quasi esclusivamente alla compravendita degli stupefacenti. 

Questo polmone verde è diventato la Scampia padana. Al posto di palazzoni e cemento, querce e prati. L’area inizia alla periferie nord-ovest di Milano e arriva fino alla Provincia di Monza e Brianza. Ci sono l’oasi della Lipu, sentieri del Wwf, laghetti e 50 chilometri di piste ciclabili. Ogni giorno però, in questo paradiso terrestre, decine di pusher vendono sostanze stupefacenti a migliaia di clienti. Questo «paese dei balocchi» per tossicodipendenti sta soppiantando anche il bosco di Rogoredo, la piazza di spaccio più grande del Nord Italia. Due mesi fa il Comune di Milano ha limitato l’accesso all’area e il business si sta spostando qui.  

Seduto sul tronco sotto la betulla c’è un ragazzo di vent’anni con il suo cane. «Sono di Bergamo, ma qui trovo prezzi migliori». Chiede una sigaretta, ringrazia, sorride. «Vivo per strada. Perché mi drogo? Per non stare male. Ma non mi buco più, voglio sopravvivere. Ora l’eroina la fumo».

Negli ultimi mesi infatti il mercato è stato invaso dal «cobret». È la droga dei poveri, uno scarto intermedio della trasformazione dell’oppio in eroina. Costa pochissimo: anche 13-15 euro al grammo.

 La loro vita costa anche meno.

 

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