Droga bestiale

E’ da tempo immemorabile che gli esseri umani si divertono… ad intossicarsi. Dai nostri antenati cavernicoli che masticavano piante allucinogene, agli abitanti dei villaggi medievali che erano abituati a rilassarsi con una bella tazza fumante di idromele, fino ad arrivare agli hippies degli anni ’60: senza alcun dubbio l’uso di droga è uno dei nostri passatempi preferiti.

Tuttavia, non possiamo vantarci di detenere un primato neppure per l’intossicazione. Anche gli animali ci danno dentro con le droghe. Vediamo come…

I gatti e l’erba gatta

toxic cat
Uno degli esempi più noti di animali che utilizzano sostanze stupefacenti è quello dei gatti, anch’essi dipendenti a modo loro ‘dall’erba’. Molti proprietari hanno testimoniato l’entusiasmo dimostrato dai loro amici felici alla sola vista di una bella piantina di Nepeta (questo infatti è il nome scientifico del vegetale). Bastano pochi fili di quest’erba per rendere felice il tuo micio. Nel giro di qualche minuto inizierà a mostrare i primi sintomi, si comporterà in maniera strana e divertente: strabuzzerà gli occhi, si sdraierà e comincerà a rotolarsi per terra, annuserà l’aria e avrà un’aria felice come mai prima d’ora.

gatto sballato

Alcuni gatti cominciano a sbavare ( il mio lo fa anche senza l’ausilio della nepeta…). Gli studiosi hanno addirittura ipotizzato che alcuni felini intossicati dall’erba gatta possano soffrire di allucinazioni: sono infatti molti i casi i cui i padroni li hanno sorpresi alla caccia di topi  invisibili.

 

La sostanza chimica che induce queste reazioni si chiama nepetalactone. I gatti sembrano rispondere alla sostanza chimica così come risponderebbero ai feromoni prodotti dall’altro sesso, mostrando quindi, oltre alle bizzarrie, anche comportamenti di eccitazione sessuale.

Ma attenzione: non per tutti i gatti funziona allo stesso modo. E’  interessante notare che la “personalità” dei singoli felini ha una forte influenza sul modo in cui risponderanno all’assunzione di erba gatta: i più coccoloni ed amichevoli avranno una risposta più positiva rispetto a quella di conspecifici più timidi e riservati. Inoltre, il 33% dei gatti non avrà alcuna reazione al nepetalactone per motivi ereditari.
Ma non sono solo i gatti domestici ad amare lo sballo. Anche grandi felini come tigri, leopardi, linci hanno nella droga il loro punto debole.. Per esempio, i giaguari sono ghiotti di ayahuasca, nota anche come yagé. Questa pianta contiene il DMT, molecola psichedelica, che provoca allucinazioni vivide e un innalzamento generale dei sensi.

 

I delfini, per sballarsi, spremono i pesci palla

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Più volte è stato osservato nei delfini un comportamento strano, quasi inspiegabile. Nuotano rapidi lanciandosi a vicenda un pesce palla e tenendolo a turno in bocca. Subito i ricercatori hanno pensato che si trattasse di un gioco, vista la natura amichevole di questi mammiferi. Studi più approfonditi, però, hanno dimostrato  che, ‘stressando’ il pesce palla, i delfini cercano di ottenere il rilascio di una neurotossina, che questi pesci secernono nei momenti di pericolo. Chiusi nella bocca del delfino, i poveri malcapitati cercano di liberarsi lanciando raffiche di neurotossina, senza sapere che i delfini sono alla ricerca proprio di quella trance che ne deriva.
Questo comportamento è stato registrato in un documentario della BBC prodotto dallo zoologo Robert Pilley, che ha commentato “Si tratta in genere di giovani delfini che vanno volutamente alla ricerca di questo effetto inebriante. E sono anche molto abili nel maneggiare i pesci palla, facendo in modo che la tossina venga rilasciata in piccole quantità, capaci di sballarli senza avvelenarli. Come in tutte le dipendenze che si ripettino, infatti, stanno rischiando la morte. Dosi massicce di neurotossina sono letali.”

 

Mucche al pascolo su prati di Locoweed
Le mucche, così come le pecore, i cavalli e altri ungulati, sono animali curiosi. E, almeno nel cibo, la natura li accontenta: grandi prati assolati offrono un’infinita varietà di erbette da assaggiare.

Ed è così deprecabile cadere nella routine dei soliti pasti che a volte i nostri ‘erbivori eroi’ si lanciano alla ricerca della mitologica “locoweed”. Questa piantina dev’essere una sorta di ‘elisir di lunga vita’ per sole mucche. Con un piccolo attributo in più: l’esistenza. Eh già, perché l’erba ‘loca’ non è solo una leggenda ma una potente droga inebriante, che agisce come un tranquillante, mettendo gli animali nella condizione di vivere come in un perenne sogno.wooly-locoweed---astragalus-mollissimus

Più la mucca pascola sulla locoweed, più smettere di farlo le risulterà difficile. L’animale sarà sempre meno interessato alla vita del branco e a qualunque altra attività che possa rubare tempo prezioso alla ricerca dell’erba loca.
L’ingestione di locoweed diventa alla lunga altamente pericolosa, causando una grave malattia conosciuta come “locoismo”. I sintomi iniziano a manifestarsi dopo 2 o 3 settimane dalla prima assunzione e comprendono la perdita di peso, disfunzioni riproduttive, aborti, e danni neurologici. Gli animali con locoismo sviluppano un comportamento instabile, caratterizzato da un estremo nervosismo e possono diventare aggressivi se non vengono trattati con le dovute precauzioni. Mucche killer,dunque, e pure insolitamente depresse. La tossina, infatti,  può raggiungere le sinapsi neurali e diminuirne le prestazioni, provocando una tristezza irreversibile.
Lo stambecco e i licheni allucinogeni
Sulle Montagne Rocciose ma anche sulle nostre Alpi, il grande Re incontrastato ci guarda dall’alto, con le sue imponenti corna e il suo incedere solenne.  Lo stambecco. Che bestia maestosa.

014b2-orizz1Ma come ogni grande sovrano che si rispetti, anche lui nasconde i suoi peccatucci. Nell’intimità della solitudine la nostra grande capra cornuta sarà completamente deviata dalle sue regie attività, al fine di soddisfare la sua dipendenza dai licheni allucinogeni. Per loro è disposto a tutto: arrampicarsi su stretti e impervi sentieri, superare sporgenze di roccia ripide e franose, rischiare la pelle.

Ma, una volta raggiunti, ogni fatica sarà ricompensata. Lo stambecco raschierà i licheni con i denti anteriori, se necessario li digrignerà fino alle gengive per poterne ingoiare di più. E finalmente potrà godersi il suo ‘trip’.stambecco che sniffa i licheni

 

 

 

 
Cosa si mangia stasera per cena? Amanita Muscaria.

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Molti cervi, renne, alci e caribù sono ghiotti di questo fungo che, per intenderci, è quello con l’ombrello rosso a pois bianchi. Da sempre il fungo velenoso per eccellenza, quello delle streghe e dei boschi incantati.

Visto l’aspetto decisamente esoterico, senza dubbio cenare a base di amanita muscaria ha le sue ingrate conseguenze. Alcuni guardia-boschi cuneesi, che hanno dichiarato di aver visto alcuni cervi mangiare i funghi psichedelici, raccontano così la loro esperienza. “Sembravano ubriachi” dice uno di loro “vagavano senza meta ciondolando la testa, e a volte si muovevano a scatti, come se fossero in preda agli spasmi”.

“E’ pericoloso” continua il suo collega ” diventano estremamente vulnerabili agli attacchi dei predatori e spesso lasciano incustoditi i cuccioli. Bisognerebbe fare in modo che non li trovassero. Maledetti funghi, li fanno impazzire”.

Nei nostri boschi sono fin troppo presenti. Ma anche se ce ne fossero di meno la situazione non cambierebbe…

In Siberia, Scandinavia, e in altre regioni desolate dove i caribù sono molti più dei funghi reperibili,infatti,  gli animali hanno adottato una nuova tecnica per potersi comunque drogare. Bere urina di caribù intossicato è diventata una consuetudine. Che spesso porta alla morte.

Il problema nasce dal fatto che, dopo il passaggio attraverso il sistema nervoso, gli agenti psicoattivi dei funghi diventano più potenti, e molte delle sostanze chimiche che provocano effetti collaterali indesiderati raddoppiano la loro efficacia. Così i bevitori di urina, che si attendono un effetto decuplicato, rischiano di andare incontro a spiacevoli conseguenze. Noi umani la chiamiamo “overdose”.
Canguri drogati di oppio

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In Australia cresce circa la metà dell’oppio coltivato legalmente (utilizzato, ad esempio, per i prodotti farmaceutici).

Poi ci cresce anche l’altra metà. Di quel bel rosso illegale.

Il mercato ne gioisce. E i canguri pure.

Tanto che, nel 2009, in Tasmania, il procuratore generale Laura Giddings ha lanciato un’allerta:” I canguri stanno causando gravi problemi per la sicurezza delle colture. Sono alti, e saldando scavalcano qualunque tipo di recinzione. E da drogati diventano paranoici e aggressivi”.
Da chi abbiamo imparato a bere?
Il Dr. Robert Dudley ha proposto nel 2015 quella che è conosciuta come “The Drunken Monkey ipothesys”, l’ipotesi della scimmia ubriaca. Secondo questo ricercatore, gli esseri umani hanno sviluppato  l’attrazione per l’alcool come conseguenza dell’imitazione dei loro cugini primati e delle esigenze evolutive. Una delle principali fonti alimentari dei nostri antenati, infatti, era la frutta caduta dagli alberi. Stra-matura. Quasi marcia. Sicuramente fermentata.Forniva un contenuto calorico elevato e permetteva di risparmiare tempo ed energia per potersi dedicare alla caccia. Ed ecco sbocciato il nostro amore per l’alcool.
Ma questa predilezione per la frutta fermentata non si rintraccia solo negli uomini e nelle scimmie.
Le api preferiscono consumare nettare fermentato, e berrebbero 100% di etanolo se solo ci fosse la possibilità. “Sono in grado di bere etanolo puro, puro! Nessun altro organismo ne sarebbe capace -. Neanche uno studente di college”, dice ridendo  il ricercatore Charles Abramson, della Oxford University.
Poi è noto il ‘binge drinking’ dei moscerini della frutta e la passione degli scimpanzè per la birra.

Per gli elefanti poi, è diventata una specie di rito iniziatico. Quando pensa che sia giunto il momento del passaggio all’età adulta, mamma elefante porta i suoi piccoli a ubriacarsi di frutta fermentata. Meraviglioso. Anche se non sembra che acquistino un’aria molto più sveglia e matura.

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